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L’Italia e il dissesto idrogeologico

Il Rapporto 2024 sul dissesto idrogeologico in Italia, il quarto sviluppato da ISPRA, offre un’analisi profonda di un problema che per il nostro Paese è ormai strutturale. L’Italia, con il 94,5% dei suoi Comuni a rischio per frane, alluvioni, valanghe o erosione costiera, si conferma un territorio estremamente vulnerabile agli eventi naturali. Questa vulnerabilità è sì radicata nelle sue caratteristiche morfologiche, geologiche e idrologiche, ma viene ulteriormente aggravata dai cambiamenti climatici e dalla crescente pressione antropica.

I dati

Nel triennio 2022-2024, caratterizzato da significative anomalie termiche e da eventi idro-meteorologici di eccezionale intensità, come le piogge record del maggio 2023 in Emilia-Romagna, i dati evidenziano l’intensificazione del rischio. I cambiamenti climatici, in particolare l’incremento delle piogge intense e concentrate in breve tempo, stanno amplificando il rischio di frane superficiali, colate di fango e alluvioni, incluse le “flash flood” (le piene rapide e improvvise), che iniziano a coinvolgere anche aree storicamente meno esposte.

Il Rapporto fornisce cifre precise sull’esposizione della popolazione e del patrimonio nazionale. Si stima, per esempio, che 1,28 milioni di abitanti vivano in aree in cui la pericolosità da frane risulta essere elevata o molto elevata, mentre si ritiene che 6,8 milioni di persone siano a rischio alluvioni in scenari di pericolosità media. Sul fronte delle frane, l’Italia detiene un triste primato in Europa, con oltre 636.000 frane censite nell’Inventario dei Fenomeni Franosi (IFFI), pari a 2/3 di tutti i fenomeni franosi registrati in UE. La nuova “Mosaicatura nazionale delle aree a pericolosità da frana” indica che circa il 23% del territorio nazionale rientra in aree a pericolosità. Nelle classi a pericolosità più elevata (P3 e P4) sono a rischio oltre 582.000 famiglie, 742.000 edifici, quasi 75.000 imprese e 14.000 beni culturali; la superficie coinvolta è pari al 9,5% del territorio italiano. Per quanto riguarda le alluvioni, il rapporto descrive le attività del terzo ciclo di gestione (2022-2027) della Direttiva Alluvioni 2007/60/CE, che porteranno nel 2026 all’aggiornamento delle mappe di pericolosità e rischio. L’erosione costiera rappresenta un’altra grave problematica. Il rapporto rileva che tra il 2006 e il 2020, 1.899 km di spiagge hanno subito alterazioni significative, con 934 km in erosione. Sebbene si registri un leggero incremento dei tratti in avanzamento, probabilmente grazie agli interventi di ripascimento e protezione, il fenomeno regressivo continua a minacciare ampie porzioni di litorale. Infine, anche il rischio valanghe è stato analizzato: la superficie complessiva delle aree a rischio valanghe ammonta al 13,8% del territorio montano oltre gli 800 m di quota.

Mosse per il futuro

Per affrontare questa complessa situazione, ISPRA ha sviluppato strumenti cruciali per la raccolta e la diffusione dei dati, essenziali per la pianificazione e gli interventi di mitigazione, come la piattaforma IdroGEO, un’applicazione web open source, che mette a disposizione dati e mappe su frane e alluvioni. ReNDiS, il Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo, gestisce invece le informazioni relative a più di 25.000 interventi, finanziati negli ultimi 25 anni per un importo totale di 19,2 miliardi di euro.

Il Rapporto sottolinea la necessità di un impegno costante nell’aggiornamento della conoscenza del territorio, nel monitoraggio e nella programmazione di interventi strutturali. Solo attraverso una strategia sinergica che combini conoscenza, pianificazione e investimenti mirati, l’Italia potrà rafforzare la propria resilienza di fronte a un rischio idrogeologico in continua evoluzione.

Fonte: https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/dissesto-idrogeologico-in-italia-pericolosita-e-indicatori-di-rischio-edizione-2024

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