La riduzione delle emissioni resta uno degli indicatori chiave per valutare l’efficacia delle politiche climatiche e ambientali. I dati più recenti confermano un percorso di progressivo miglioramento per l’Italia, pur con alcune criticità ancora aperte, in particolare nei settori più difficili da decarbonizzare.
Secondo le elaborazioni dell’ISPRA, nel 2024 le emissioni nazionali di gas serra si attestano a poco più di 363 milioni di tonnellate di CO? equivalente, con una riduzione del 30% rispetto ai livelli del 1990 e del 3,6% rispetto al 2023.
Il ruolo della transizione energetica
Il calo delle emissioni è legato principalmente a trasformazioni strutturali del sistema energetico. La crescente diffusione delle fonti rinnovabili, in particolare idroelettrico ed eolico, si combina con il miglioramento dell’efficienza energetica e con la progressiva sostituzione dei combustibili più emissivi con alternative a minore contenuto di carbonio.
Questi elementi confermano il ruolo centrale della transizione energetica nel contenimento delle emissioni climalteranti e nel percorso verso gli obiettivi climatici europei.
I dati sono contenuti anche nel National Inventory Document 2026, il documento con cui l’Italia rendiconta ufficialmente emissioni e assorbimenti di gas serra nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) e dell’Accordo di Parigi.
Le dinamiche più recenti
Nonostante il trend positivo, le prime stime indicano per il 2025 un possibile lieve aumento delle emissioni, nell’ordine dello 0,3%. Questo incremento sarebbe legato soprattutto a un maggiore ricorso al gas naturale nella produzione di energia elettrica, anche in relazione a una riduzione della produzione idroelettrica. Prosegue invece il calo delle emissioni legate al carbone, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione.
I settori più emissivi
L’analisi per settore evidenzia come le emissioni siano fortemente concentrate. Il comparto dei trasporti rappresenta la quota più rilevante, pari al 31% del totale nazionale, ed è caratterizzato da un andamento in crescita che porta i livelli attuali a superare di oltre il 10% quelli del 1990. Seguono la produzione di energia e il settore residenziale, entrambi con una quota del 18%, mentre l’industria manifatturiera contribuisce per il 13%.
Nel complesso, questi quattro settori concentrano circa l’80% delle emissioni nazionali, evidenziando la necessità di interventi mirati soprattutto nei comparti più critici.
Crescita economica ed emissioni
A partire dai primi anni 2000 si osserva un progressivo disaccoppiamento tra crescita economica ed emissioni di CO?. Dopo una breve fase di aumento successiva alla pandemia, le emissioni hanno ripreso a diminuire mentre il PIL ha continuato a crescere, confermando una riduzione dell’intensità carbonica dell’economia italiana.
Il calo degli inquinanti atmosferici
Parallelamente alla riduzione delle emissioni di gas serra, si registra una diminuzione significativa anche degli inquinanti atmosferici nel lungo periodo. Dal 1990 al 2024 le emissioni di ossidi di zolfo e di piombo si sono ridotte del 96%, mentre quelle di ossidi di azoto e monossido di carbonio sono diminuite rispettivamente del 75% e del 77%. Anche il black carbon, il cadmio e il mercurio mostrano cali rilevanti, segno dell’efficacia delle politiche di controllo delle emissioni, dell’innovazione tecnologica e dell’introduzione di limiti emissivi più severi.
Le principali fonti emissive
Il settore energetico resta la principale fonte di emissioni per molti inquinanti, con un contributo superiore all’80%. I processi industriali incidono in modo particolare sulle emissioni di particolato e metalli pesanti, mentre l’agricoltura rappresenta la fonte quasi esclusiva delle emissioni di ammoniaca. Anche il settore dei rifiuti, in particolare attraverso l’incenerimento, contribuisce in modo significativo ad alcune categorie di inquinanti.
La sfida della transizione
“I dati sulle emissioni di gas serra e sugli inquinanti atmosferici ci consegnano un messaggio chiaro: il percorso intrapreso sta producendo risultati concreti” ha dichiarato Maria Alessandra Gallone, Presidente di ISPRA e del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA). “È un segnale incoraggiante, che dimostra come politiche mirate, innovazione tecnologica e comportamenti responsabili possano davvero fare la differenza. Allo stesso tempo, questi numeri ci ricordano che la sfida non è ancora vinta. Ed è proprio per questo che i progressi vanno letti come uno stimolo ad accelerare, non a rallentare”.
Un quadro in evoluzione
Il quadro delineato da ISPRA evidenzia un sistema in trasformazione, in cui la riduzione delle emissioni procede, ma con velocità e intensità diverse tra i settori.
Il consolidamento dei risultati ottenuti e il superamento delle criticità richiederanno interventi mirati, in particolare nei comparti più emissivi, per garantire una transizione efficace verso gli stringenti obiettivi climatici europei.
