
4° Rapporto Osservatorio Sodalitas: la sostenibilità sociale come leva strategica
Negli ultimi anni, il dibattito sulla sostenibilità si è concentrato soprattutto sulla transizione ecologica, la decarbonizzazione e l’economia circolare. Parallelamente, però, sta assumendo un ruolo sempre più centrale anche la dimensione sociale dell’ESG, che comprende il benessere delle persone, la qualità del lavoro, l’inclusione, la formazione e le relazioni con gli stakeholder.
Il 4° Rapporto dell’Osservatorio Sodalitas sulla Sostenibilità Sociale d’Impresa conferma questa evoluzione: per le aziende italiane la sostenibilità sociale non rappresenta più soltanto un elemento reputazionale, ma una componente strutturale della strategia aziendale e un fattore che contribuisce direttamente alla competitività.
L’indagine, realizzata con il coinvolgimento di oltre 200 imprese e integrata da 16 interviste qualitative ad aziende e stakeholder, fotografa un cambiamento culturale ormai consolidato nel mondo imprenditoriale.
La sostenibilità sociale entra nella governance delle imprese
Il primo dato che emerge dal Rapporto riguarda il livello di maturità raggiunto dalle organizzazioni.
Il 90% delle imprese considera oggi la sostenibilità sociale un valore di riferimento per la propria organizzazione, mentre l’82% ritiene che il suo peso sia aumentato rispetto a cinque anni fa.
Si tratta di un cambiamento significativo perché indica come le politiche sociali non siano più percepite esclusivamente come attività di responsabilità sociale d’impresa (CSR), ma come strumenti di gestione del rischio, sviluppo organizzativo e creazione di valore.
Non a caso, per l’80% delle aziende il principale fattore che favorisce l’adozione di politiche di sostenibilità sociale è rappresentato dalla visione dell’imprenditore e del top management. Seguono le motivazioni etiche (78%) e la convinzione che tali iniziative contribuiscano ad aumentare la competitività dell’impresa (74%).
Il dato evidenzia come il tema sia ormai entrato nella governance aziendale e nelle scelte strategiche, piuttosto che essere confinato a iniziative di carattere volontario o filantropico.
Capitale umano e welfare diventano asset competitivi
Il Rapporto individua nei dipendenti il principale destinatario delle politiche di sostenibilità sociale.
Il 93% delle imprese concentra infatti i propri investimenti su salute e sicurezza, welfare aziendale, formazione continua, sviluppo delle competenze, inclusione e misure di conciliazione tra vita privata e lavoro.
L’attenzione verso questi ambiti risponde a esigenze sempre più concrete: dall’invecchiamento della forza lavoro alla difficoltà di reperire competenze specialistiche, fino alla necessità di accompagnare la doppia transizione digitale ed ecologica con programmi di aggiornamento professionale.
In questo contesto il capitale umano viene considerato una leva strategica di resilienza organizzativa e di crescita.
Per le imprese il welfare non è più un costo
Uno degli aspetti più interessanti dell’indagine riguarda il rapporto tra sostenibilità sociale e risultati economici.
Il 93% delle imprese considera gli investimenti rivolti ai dipendenti un investimento e non un costo, mentre il 75% dichiara di ottenere un ritorno economico diretto dalle iniziative di sostenibilità sociale.
Anche le politiche rivolte a clienti e consumatori producono benefici percepiti: il 71% delle aziende riconosce infatti un impatto economico positivo derivante dalle iniziative dedicate agli stakeholder esterni.
Il Rapporto suggerisce quindi un progressivo superamento della tradizionale contrapposizione tra sostenibilità e performance economica, evidenziando come le imprese tendano a considerare le politiche sociali parte integrante del proprio modello di business.
Reputazione, attrazione dei talenti e competitività
Tra gli effetti maggiormente riconosciuti dalle imprese figurano il miglioramento della reputazione aziendale (68%), una maggiore considerazione da parte dei clienti (61%), il miglioramento del clima interno (56%), la crescita della competitività (56%) e una maggiore capacità di attrarre e trattenere talenti (55%).
Questi elementi assumono particolare rilevanza in un mercato del lavoro caratterizzato da crescente competizione sulle competenze e da una maggiore attenzione, soprattutto da parte delle nuove generazioni, alla qualità dell’ambiente lavorativo e ai valori dell’organizzazione.
Il collegamento con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile
L’Osservatorio analizza anche il contributo delle imprese agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda ONU 2030.
Tra quelli ritenuti maggiormente collegati alla capacità delle aziende di generare impatto positivo, emergono il Goal 8 – Lavoro dignitoso e crescita economica, indicato dall’81% delle imprese, seguito dal Goal 5 – Parità di genere (76%), dal Goal 3 – Salute e benessere (66%), dal Goal 13 – Lotta al cambiamento climatico (59%) e dal Goal 9 – Imprese, innovazione e infrastrutture (56%).
Il dato conferma come la sostenibilità sociale venga ormai affrontata in una logica integrata con gli altri pilastri dell’ESG.
Dalla rendicontazione ESG alla creazione di valore
L’evoluzione evidenziata dal Rapporto si inserisce anche nel percorso di rafforzamento della rendicontazione di sostenibilità avviato a livello europeo.
Gli standard europei di rendicontazione (ESRS), infatti, dedicano ampio spazio ai temi sociali, dal personale proprio ai lavoratori della catena del valore, fino alle comunità interessate e ai consumatori. In questo contesto, la capacità di misurare e gestire gli impatti sociali diventa sempre più rilevante anche sotto il profilo della governance aziendale e della trasparenza verso gli stakeholder.
Il quadro delineato dal 4° Rapporto dell’Osservatorio Sodalitas mostra quindi una progressiva integrazione della sostenibilità sociale nelle strategie d’impresa, non solo come elemento di responsabilità, ma come fattore in grado di incidere sulla capacità di innovazione, sulla competitività e sulla creazione di valore nel lungo periodo.
Fonte: 4° Rapporto dell’Osservatorio Sodalitas sulla Sostenibilità Sociale d’Impresa, Fondazione Sodalitas