La crescente frequenza di eventi meteorologici estremi, l’aumento delle temperature urbane e la necessità di migliorare la gestione delle acque meteoriche stanno orientando le politiche di pianificazione verso interventi capaci di rafforzare la resilienza delle città ai cambiamenti climatici.
Tra le strategie che stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante rientra la deimpermeabilizzazione del suolo, o depaving, un insieme di interventi finalizzati alla rimozione di superfici impermeabili in asfalto o calcestruzzo e al ripristino delle funzioni naturali del terreno.
La deimpermeabilizzazione non rappresenta soltanto un’azione di riqualificazione urbana, ma una misura che contribuisce a migliorare la gestione delle acque piovane, mitigare l’effetto isola di calore, incrementare la biodiversità e favorire l’adattamento degli spazi urbani agli impatti del cambiamento climatico.
La deimpermeabilizzazione come misura di adattamento
La progressiva impermeabilizzazione del suolo è una delle principali conseguenze dello sviluppo urbano. Strade, piazze, parcheggi e superfici pavimentate limitano la capacità del terreno di assorbire l’acqua piovana, alterando il naturale ciclo idrologico e aumentando il deflusso superficiale.
In occasione di precipitazioni intense, l’acqua viene convogliata rapidamente verso le reti di drenaggio urbano, che possono andare incontro a sovraccarichi con conseguenti criticità idrauliche e fenomeni di allagamento. Parallelamente, la riduzione dell’infiltrazione limita la ricarica naturale delle falde acquifere e compromette una delle principali funzioni ecosistemiche svolte dal suolo.
Gli interventi di deimpermeabilizzazione mirano a invertire questo processo, ripristinando la permeabilità del terreno e favorendo una gestione più naturale delle acque meteoriche. In quest’ottica, il depaving rappresenta una misura di adattamento che consente di aumentare la resilienza degli spazi urbani rispetto agli effetti del cambiamento climatico.
Gestione delle acque e mitigazione delle isole di calore
I benefici della deimpermeabilizzazione si estendono oltre la gestione delle precipitazioni.
La sostituzione di superfici impermeabili con aree permeabili e vegetate contribuisce infatti alla riduzione dell’effetto “isola di calore”, fenomeno che determina temperature significativamente più elevate nei contesti urbani rispetto alle aree circostanti.
L’incremento delle superfici verdi e la presenza di alberature favoriscono l’ombreggiamento e i processi di evapotraspirazione, contribuendo a migliorare il microclima urbano e a ridurre l’accumulo di calore nelle superfici artificiali.
A questi effetti si aggiungono ulteriori benefici ambientali, tra cui il miglioramento della qualità dell’aria, il rafforzamento della biodiversità urbana e la creazione di spazi più resilienti e fruibili per la collettività.
Una strategia integrata nelle Nature Based Solutions
La deimpermeabilizzazione non costituisce un intervento isolato, ma si inserisce nel più ampio quadro delle Nature Based Solutions, l’insieme di soluzioni che utilizzano i processi naturali per affrontare le principali sfide ambientali e climatiche.
In questo contesto, il depaving viene frequentemente associato ad altri interventi quali infrastrutture verdi, sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SUDS), forestazione urbana, tetti verdi e realizzazione di aree permeabili, contribuendo a rendere le città maggiormente capaci di assorbire gli effetti degli eventi meteorologici estremi.
L’obiettivo è quello di favorire modelli di sviluppo urbano nei quali il suolo torni a svolgere le proprie funzioni ecologiche, integrando la gestione delle acque, la tutela della biodiversità e la mitigazione climatica all’interno della pianificazione territoriale.
L’attenzione verso interventi di questo tipo si inserisce anche nel più ampio quadro delle politiche europee per l’adattamento climatico e il ripristino degli ecosistemi. Il Regolamento europeo sul ripristino della natura (Nature Restoration Regulation) individua infatti il recupero degli ecosistemi degradati come uno degli strumenti per rafforzare la resilienza del territorio agli effetti del cambiamento climatico, promuovendo interventi di rinaturalizzazione e recupero delle funzioni ecologiche del suolo.
In questa direzione si collocano anche numerosi interventi avviati negli ultimi anni in Italia. Milano ha individuato la deimpermeabilizzazione come una delle azioni previste dal proprio Piano Aria e Clima, mentre Roma ha avviato diversi progetti di rinaturalizzazione di spazi urbani nell’ambito del Piano del Verde e della Natura. Pur con modalità differenti, gli interventi condividono l’obiettivo di incrementare la permeabilità del suolo e migliorare la resilienza climatica delle aree urbane.
Una risposta al consumo di suolo
La deimpermeabilizzazione assume un significato ancora più rilevante se letta nel contesto del consumo di suolo, una delle principali criticità ambientali che interessano il territorio nazionale.
Secondo il Rapporto SNPA “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici 2025“, nel solo 2024 sono stati coperti da nuove superfici artificiali quasi 84 km² di territorio, con un consumo di suolo netto superiore a 78 km², il valore più elevato dell’ultimo decennio. Nello stesso periodo, sono stati restituiti alla natura poco più di 5 km², confermando uno squilibrio tra nuove impermeabilizzazioni e interventi di recupero del suolo.
L’impermeabilizzazione riduce infatti la capacità del terreno di svolgere funzioni fondamentali quali l’assorbimento delle acque meteoriche, la regolazione del microclima, il sequestro del carbonio e il supporto alla biodiversità. Il Rapporto evidenzia come la perdita di tali servizi ecosistemici rappresenti una delle principali conseguenze dell’artificializzazione del territorio e richiami la necessità di integrare la tutela del suolo nelle politiche di pianificazione urbana e territoriale.
Pur non rappresentando una soluzione al fenomeno del consumo di suolo, il depaving consente di recuperare almeno in parte tali funzioni ecosistemiche, trasformando superfici già artificializzate in spazi capaci di contribuire alla resilienza ambientale delle città.
Un approccio destinato a consolidarsi
L’adattamento ai cambiamenti climatici richiede un insieme articolato di misure capaci di aumentare la capacità di risposta dei territori agli eventi estremi.
In questo quadro, la deimpermeabilizzazione del suolo si sta affermando come uno strumento sempre più rilevante per la rigenerazione urbana sostenibile, in grado di integrare gestione delle acque meteoriche, mitigazione delle isole di calore, incremento della biodiversità e miglioramento della qualità degli spazi pubblici.
Più che una semplice tecnica di riqualificazione, il depaving rappresenta oggi una delle strategie attraverso cui ripensare il rapporto tra infrastrutture, ambiente e territorio, contribuendo a costruire città più resilienti e maggiormente preparate ad affrontare gli effetti del cambiamento climatico.
Fonte: ISPRA – Rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”
